Sleep – The Sciences
Gli Sleep sono tornati. Se non li avete mai sentiti nominare, vi basti sapere che sono uno dei gruppi fondamentali della scena doom/stoner.
Dal loro ultimo lavoro, Dopesmoker, sono passati quindici anni. Come spesso accade nelle reunion, il nuovo disco porta con sé le influenze dei gruppi in cui i componenti hanno militato. The Sciences non sfugge a questa regola.
Se il chitarrista Matt Pike ha approfondito l’aspetto potente del genere con i suoi High on Fire, il cantante e bassista Al Cisneros ha fatto della spiritualità la sua bandiera con gli Om.
Come è accaduto per i Fu Manchu, ora anche gli Sleep hanno il loro album spaziale. The Sciences è la fusione di due mondi, potenza e spirito, che diventano universo. È un viaggio tra pianeti, stelle e chili di marijuana, sostanza fondamentale al processo creativo della band.
Dopo il granitico Dopesmoker, una suite (se la vogliamo chiamare così) di un’ora, gli Sleep tornano a una composizione standard. Il disco conta sei tracce dalla lunghezza importante, come richiesto dal genere, dopotutto.
L’apertura del disco è affidata alla titletrack. Se Carmelo Bene fosse ancora vivo, probabilmente adorerebbe questo pezzo. The Sciences è un’ode al rumore, al feedback, alla distorsione.
Marijuanaut’s Theme è la partenza ufficiale del viaggio. La voce di Cisneros è diventata più limpida e profonda nel declamare (o salmodiare, per dirla con Lindo Ferretti) il testo, che contiene uno dei tanti omaggi che gli Sleep faranno all’interno del disco ai padri putativi del genere, i Black Sabbath.
Sonic Titan è la canzone più sabbathiana nella struttura, dove Cisneros è protagonista assoluto. La canzone è ridondante, elefantiaca, e l’assolo di Pike è lo schiaffo di un gigante che arriva a velocità luce. Antarcticans Thawed ci porta tra ghiacciai che si sciolgono sotto la potenza fisica e spirituale del Sole. Il pezzo ha un’andatura dondolante, la chitarra è affilata e fredda come una lama di ghiaccio.
Giza Butler è un chiaro omaggio all’iconico bassista dei Sabbath: gli Sleep ci tengono a ribadire che senza la storica band di Birmingham tutto questo non sarebbe successo.
Chiude l’album il meraviglioso strumentale The Botanist, in cui la chitarra è più “aggraziata”, con un suono quasi anni ’90 e l’assolo che si lascia portare dalla melodia.
Il ritorno degli Sleep sulle scene è una benedizione, gli auguro di scrivere altri cento dischi di questo livello, rumorosi, psichedelici, potenti come solo loro sanno essere. Magari tutte le reunion fossero così.
Francesco Papadia
Tracklist:
1.The Sciences
2.Marijuanaut’s Theme
3.Sonic Titan
4.Antarctican Thawed
5.Giza Butler
6.The Botanist
Summary:



