Love
| Ideatori: Judd Apatow, Paul Rust, Lesley Arfin
Genere: Romantico, Comedy Durata: 30-40’ (a episodio) Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 10 puntate Cast: Gillian Jacobs, Paul Rust Distribuzione: Netflix Prima Tv: 19 Febbraio 2016, USA |
Ragazzi, che anno è stato il 2016 per i seriofili? Narcos 2, Mr Robot 2, quel gioiellino fantanostalgico che è Stranger Things, e poi Vynil e 11.22.1963, Master of None, Bojack Horseman che è tornato con la terza stagione a dirci ancora più forte che non si ride di soli Griffin; e ancora non è finita, perché – non so per quanto ancora riuscirò a nascondere l’entusiasmo – stiamo per tornare ad incantarci con Black Mirror, e a scoprire cos’è successo 9 anni dopo alla coppia mamma/figlia Gilmore.
Eppure, oltre a tantissime scoperte che ho sentito l’urgenza di condividere dal primo momento, c’è una serie che probabilmente pochi hanno visto perché non ha fatto molto rumore: Love, prodotta da Netflix, disponibile già da febbraio.

Surprise! I’m not the cool girl, ok?
Il fatto che tra i creatori di Love ci sia Judd Apatow, figura centrale nel panorama degli sceneggiatori del genere comedy-comedy-comedy (per inciso: non è il comedy Will & Grace, è il comedy 40 anni vergine) potrebbe destabilizzare: hey ma la serie si chiama Love, allora potrebbe essere di un romantico tipo le serie di Shonda Rhymes, però no, perché c’è Judd: e allora si ride? Devo aspettarmi qualcosa tipo Molto incinta o qualcosa più stile Le amiche della sposa?
No, Love praticamente è una serie romantica quasi soltanto per il titolo, ed è una comedy soltanto perché non ha niente di drama, né horror, fantascienza, mistery, crime: per capire cos’è Love, basta pensare all’ultima volta che un vostro amico vi ha raccontato come ha conosciuto la ragazza con cui ha cominciato a uscire.
Non esistono damigelle nei racconti dei nostri amici – ho sempre pensato che le damigelle fossero un’invenzione del cinema e continuo a pensarlo a dire il vero – non esistono le ragazze bellissime ma un po’ deficitarie in termini di sex appeal che fanno tutta la vita le segretarie con le calze color talpa e poi conoscono uno sopra la media e diventano bombe sexy, e nemmeno gravidanze non volute portate avanti con simpatiche gag dal momento del concepimento fino al rocambolesco episodio del parto.

Everybody here in this party looks like a grown-up version of that movie Kids
Ovviamente vado a braccio perché non posso conoscere tutti i cliché delle commedie romantiche, ma bene o male ci siamo capiti: Love, un po’ come ha fatto la coetanea Master of None, prova a riflettere in modo molto realistico una relazione nata tra due circatrentenni abbastanza diversi tra loro, ma non troppo.
Fun fact: quello che forse non sapete ancora è che lo stesso Judd Apatow responsabile di Love, che ormai starete odiando perché è responsabile di quanto ci siamo appena raccontati (gravidanze improbabili, trasformazioni ridicole e fiabesche, gag inverosimili) è tra gli sceneggiatori di Girls, di cui tutto si può dire tranne che sia una commediuccia di poco conto.
I due protagonisti, Mickey e Gus, sono semplicemente persone molto diverse tra loro. Mickey è Gillian Anderson, già vista in Girls nei panni di un’egualmente problematica ragazza – saranno i crazy eyes? – e ancor prima in Community, nei panni della navigata matricola saccente e insicura. Gus è Paul Rust, praticamente un concentrato di una generazione, un po’ sfigato, sceneggiatore in erba, insicuro, permaloso e nerd quanto basta per essere completamente incompatibile con una junkie recidiva ossessionata dalle relazioni tossiche.

Well, these are the drugs I have to take to deal with you
La completa incapacità dei due nel sapersi scegliere un partner li porta a conoscersi anche dopo essersi presentati, a diventare amici e a costruire, insieme al loro nuovo rapporto, un quadretto molto chiaro di quanto i nostri coetanei siano bravi a complicarsi le cose quando si tratta di voler vivere in un romanzo anche quando di romanzo non c’è proprio niente.
Dall’incompatibilità, dunque, può nascere qualcosa? Di questo potremmo parlare per ore con Natalia Aspesi senza trovare un punto.
Io invece vi dico che anche se non è piena di cliché, Love fa ridere.
E vi dico anche che Mickey e Gus si conoscono nel primo episodio e cominciano a piacersi sul serio alla fine. Sì lo so, vi ho detto come va a finire: però scommetto che vi è venuta comunque voglia di guardarla e scoprire come ci si arriva.
Perché guardare Love?
Perché anche Narcos sapevo come andava a finire eppure l’ho visto lo stesso, perché ho rotto col mio ex drogato, perché ho rotto con la mia ex stronza, perché sono stanco di assistere a storie d’amore più interessanti delle mie, perché la normalità può essere noiosa e dovremmo cominciare a farcene una ragione
Perché non guardare Love?
Perché sono in una relazione perfetta, perché sono in una relazione noiosa ma fingo che sia perfetta, perché Netflix vuole rubare il bambino che è in me, perché di realistico guardo solo il porno amatoriale, perché sono appena stato mollato e ho bisogno di cliché come di gelato, biscotti e autocommiserazione.
Noemi Borghese
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